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La filosofia analitica e il linguaggio, i paradossi, i beni artistici e il bello

La filosofia analitica e il linguaggio, i paradossi, i beni artistici e il bello

Autori Carlo Monti
Editore Maggioli Editore
Formato Cartaceo
Dimensione 14x21
Pagine 156
Pubblicazione Ottobre 2012 (1 Edizione)
ISBN / EAN 8838761787 / 9788838761782
Collana Politecnica
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In questo breve saggio si parla di filosofia analitica, filosofia del linguaggio, dei paradossi, del bello e dei beni cosiddetti culturali, ovvero quelli che un tempo si chiamavano beni artistici o in modo più completo patrimonio storico e artistico. Sono argo­menti fra loro legati. Tanto si è pensato e scritto su questi argo­menti dall'antichità ai giorni nostri. Alcune definizioni, viste come premessa al testo che segue, sono esprimibili attraverso aforismi che scelgo fra i tanti che sono stati scritti. Per la filoso­fia possiamo citare alcune definizioni ben differenti, ma mordaci sull'argomento. Epicuro ci dice di non fare filosofia per scherzo, ma sul serio, perché non abbiamo bisogno di apparire sani, ma piuttosto di esserlo veramente. André Gide, polemico, ci dice che se un filosofo vi dà una risposta, non siete più in grado di capire nemmeno la domanda che avevate posto. E anche: credete a chi cerca la verità, non credete a chi la trova. Più diretto Seneca: La filosofia insegna ad agire, non a parlare, mentre Georg Hegel afferma che non c'è niente di più profondo di ciò che appare in superficie. Romantico Novalis: a rigore la filosofia è nostalgia, il desiderio di trovarsi dappertutto come a casa propria. Provocatorio Bertrand Russell: La filosofia è un tentativo straordinariamente ingegnoso di pensare erronea­mente! Per i paradossi merita citare due definizioni date da Gil­bert Keith Chesterton (I paradossi si Mr Pond, 1937), come "La verità che sta ritta in piedi sulla propria testa per attirare l'at­tenzione", ed è stato difeso sulla base del fatto che esiste un gran numero di credenze che sta ben saldo sui propri piedi, visto che la testa non la possiede. E sempre dal medesimo, (San Tommaso d'Aquino, 1933): Il paradosso è diventato ormai ortodossia. gli uomini sguazzano placidamente nel paradosso come nel luogo comune. Non è il fatto che l'uomo pratico stia a testa in giù, il che alle volte può essere una stimolante per quanto sconcertante ginnastica. è che a testa in giù ci sta a meraviglia. Ci dorme, per­fino. Raffinata la definizione data da Émile Faguet (Politici e moralisti del XIX secolo, 1891): Il paradosso è la cattiveria degli uomini che hanno troppo spirito. Come altrettanta lo è quella di Carlo Maria Franzero (Il fanciullo meraviglioso, 1920): Il pa­radosso non è che la verità portata all'esagerazione.
Per la bellezza e i beni artistici Oscar Wilde dice: Eletti sono coloro per i quali le cose belle non hanno altro significato che di pura bellezza. Uomo colto è colui che sa trovare un significato bello alle cose belle. Ottimista Fédor Dostoevskij: La bellezza salverà il mondo. David Hume: La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva. Italo Calvino: D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Joseph Conrad, Il negro del "Narciso", 1897 (prefazione): Un'opera che aspiri, per quanto umilmente, alla condizione di arte, dovrebbe portare in ogni riga la propria giustificazione. Nicolas Gomez Dàvila, Tra poche parole, 1977/92: Parlando con proprietà la bellezza dell'opera consiste in ciò che sfugge a qualsiasi definizione del critico. Una affer­mazione radiosa di Christian Friedrich Hebbel, Diari, 1835/63: Nessuno può aggiungere niente a un albero, a un fiore. Così a una vera opera d'arte. Sintetico ed essenziale Immanuel Kant: Il bello è il simbolo del bene morale. E Friedrich Nietz­sche annota: La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e ine­brianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo con modestia giaciuto nel nostro cuore, si im­possessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia. E per concludere Ezra Pound: Tra tutte le definizioni della bellezza che ho trovato in varie opere di fi­losofia, arte, estetica ecc. ricordo con piacere quella più sem­plice: troviamo una cosa bella in proporzione alla sua idoneità ad una funzione.
Carlo Monti è Laureato in Ingegneria civile e in Architettura presso il Politecnico di Milano dove è Professore Ordinario di Topografia e cartografia dal 1986. Si è sempre occupato di car­tografia sia dal punto di vista teorico che applicativo, sia mo­derna che storica. E' stato collaudatore di cartografie moderne numeriche di importanti capoluoghi italiani, fra cui Milano. Si è occupato di cartografia storica, soprattutto della vedutistica seicentesca e della moderna cartografia degli astronomi di Brera tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo.
E' stato Presidente della Società Italiana di Topografia e Foto­grammetria.
Per due mandati Direttore di dipartimento.
Delegato italiano nella International Society of Photogrammetry and Remote Sensing.
Responsabile di Commissioni Europee (OEEPE) e internazionali (CIPA).
Membro del Consiglio di Direzione dell'ICOMOS (UNESCO). Membro onorario della Società Ellenica di Cartografia.
Editors di e_Perimetron Quarterly web journal on Sciences and Thecnologies Affine to History of Cartography and Maps.


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