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Abitare: l'architettura degli interni e la città

Abitare: l'architettura degli interni e la città

Autori Sara Richichi, Giovanna Rezzonico
Editore Maggioli Editore
Formato Cartaceo
Dimensione 21x29,7
Pagine 140
Pubblicazione Marzo 2014 (1 Edizione)
ISBN / EAN 883876297X / 9788838762970
Collana Politecnica
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Prezzo Online:

14,50 €

Perché affrontare l'architettura degli interni partendo dalla città" Agli inizi del secolo scorso Raymond Unwin pubblicava La pratica della progettazione urbana, rivolto a studenti e professionisti dell'architettura, nel quale, pur riconoscendo la necessità e il merito di norme igieniche e tecnologiche per gli ampliamenti della città, lamentava la contemporanea perdita della bellezza rispetto alle città antiche. il testo si colloca vent'anni dopo Tomorrow di Ebenezer Howard e qualche mese in anticipo sul Town Planning Act, nel preciso momento in cui l'intenso dibattito urbanistico inglese, dopo un percorso durato quasi un secolo, cominciava a dare ri¬sultati tangibili e positivi in termini politici e amministrativi, evidentemente non altrettanto entusiastici per la qualità dell'abitare.Sotto le apparenze di un manuale pratico si celava così un vero e proprio trattato, di grande spessore anche morale, che richiamava gli architetti al loro compito più importante: costruire luoghi gradevoli per la vita, le attività e le relazioni delle persone. individuava le precise responsabilità culturali degli operatori impegnati nella costruzione delle città, insieme al percorso teorico e analitico necessario per giungere a buoni risultati. All'inizio del terzo millennio, dopo le teorie urbanistiche e architettoniche che hanno attraversato tutto il ventesimo secolo, non possiamo dire che la situazione sia migliorata, costretti come siamo a rimpiangere quasi sem¬pre anche le forme urbane criticate da Unwin. Se non vogliamo però li¬mitarci ad uno sterile rimpianto del passato dobbiamo chiederci perché le città moderne siano brutte e quali possano essere i rimedi. tra i tanti motivi che esulano dalla competenza degli architetti, uno sicuramente li riguarda da vicino: le città sono brutte perché gli architetti hanno smesso di pensare agli spazi della città come luoghi che devono essere abitati e vissuti. hanno smesso di pensare alla città come a una grande casa e alle case come luoghi in cui si prolunga la vita della città. Quando le città erano belle e piacevoli da vivere questi erano concetti condivisi, memori che la città stessa era nata, millenni addietro in Mesopotamia, proprio dall'am¬pliamento del palazzo: quando i corridoi erano diventati strade e i cortili per le varie attività erano diventati piazze e le sale private erano diventate edifici pubblici. Allora, se vogliamo davvero riprendere a fare città belle e vivibili, dobbiamo almeno (come architetti) riprendere a considerare le cose da questo punto di vista, e considerarlo lo sguardo più importante.Ecco perché "abitare" precede nel titolo l'architettura degli interni e perché quest'ultima, spesso e purtroppo considerata come qualcosa che viene dopo il progetto architettonico, è messa in stretta relazione con la città. Questo testo non pretende di paragonarsi al libro di Raymond Unwin, ma ne condivide le posizioni culturali e lo stile operativo, insieme al desiderio di delineare un percorso per lo studente avvicinandolo ai compiti dell'ar¬chitettura degli interni per i temi di progetto nella città contemporanea. Un percorso solo apparentemente complesso, perché complessa è la società che viviamo, ma in realtà semplice se lo studente vorrà farsi ac¬compagnare passo a passo senza trascurare le connessioni con le altre discipline e lo studio che ogni vera acquisizione comporta.


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