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Il museo è qui

Il museo è qui

Autori a cura di Mario Turci - fotografie e cura fotografica di Enzo e Paolo Ragazzini
Editore Maggioli Modulgrafica
Formato Cartaceo
Dimensione 24,5x30,5
Pagine 314
Pubblicazione Maggio 2017 (I Edizione)
ISBN / EAN 8899785055 / 9788899785055

Collana Maggioli Musei

La natura umana delle cose 
Il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro

Prezzo Online:

38,00 €

Entrando nel Museo Ettore Guatelli abbiamo immediatamente la percezione che il paesaggio possa essere interpretato come il risultato di un’esperienza tessile dove ordito e trama tentano la realizzazione di un tessuto non casuale. Dalle composizioni parietali dove gli oggetti sono ordinati in estetiche elencative, alle decine di mensole sovrapposte che, coprendo intere pareti, accolgono oggetti disposti a comporre insiemi corali. Dai cumuli in recipienti di vetro, in casse e valigie, alle composizioni che affollano ogni parete, pavimento e soffitto, Ettore ha dato, alla collezione di oggetti, il compito di stabilire, senza mezzi termini, un patto con il visitatore: quello che vuole che l’ insieme di oggetti abbia un senso se riesce a trascendere da sé, per aprire l’orizzonte alle storie e alle vite. 
La casa e il museo sono le due anime dell’opera di Guatelli, la realizzazione, su due piani, di un’unica idea, quella della raccolta di oggetti capaci di concorrere ad un grande testo sulla storia degli umili e del quotidiano. Il museo, luogo della sperimentazione di una possibile museografia e di scritture espositive (con la stanza delle ruote, lo scalone, la stanza dei giocattoli, il salone, la stanza della cucina e quella delle scarpe) e la casa in cui si esprime in maniera più evidente l’anima del collezionista (con la camera di Ettore, la stanza della musica, quella dei vetri e poi quella delle latte, degli orologi e il ballatoio delle ceramiche). Nella casa l’accumulo e la collocazione degli oggetti seguono logiche più interne, mappe della mente del collezionista che, seppur pensate anche per l’ospite visitatore, sono legate a tracciati più intimi, a una “visione del mondo” che prima di essere impresa espositiva è una riflessione in appunti, tracce, brani di scrittura aperti.
Di casa e museo Guatelli, l’occhio fotografico di Enzo e Paolo Ragazzini evidenzia le fitte trame del tessuto narrativo con l’attenzione e la maestria di chi ha frequentato a lungo il museo e ne ha saputo cogliere la sostanza e le poetica. Paolo ed Enzo sono quindi i grandi protagonisti della realizzazione di Il Museo è qui attraverso un’avventura del guardare che riesce a restituire, per il lettore, un mondo, quello di Ettore, fatto di soluzioni espositive e di poetiche compositive.
Oggi il Museo ha, negli oggetti esposti, il risultato fissato negli ultimi atti d’allestimento di Ettore Guatelli prima della sua morte, atti di una esperienza di scrittura che oggi forse li avrebbe visti sostituiti da altri o in un’altra posizione, partecipanti a nuove composizioni o forse in altre stanze. L’opera di Ettore è stata quella di un museo in continua trasformazione, le stanze, le pareti, le soluzioni espositive cambiavano a seconda delle vicende della raccolta, di nuovi arrivi e nuove idee. Le fotografie di Enzo e Paolo Ragazzini hanno registrato in parte tali mutazioni. Nella cura del catalogo abbiamo deciso di mantenere alcune delle immagini delle soluzioni espositive che Ettore Guatelli nel tempo modificò e di oggetti per i quali Ettore decise una diversa dislocazione, per far sì che il catalogo sia, in una sua piccola parte, anche la documentazione di una storia museale. Esiste uno stretto rapporto fra storia familiare di Ettore Guatelli e il progetto museale, fra la realizzazione del “bosco delle cose” e i paesaggi relazionali uomo/territorio che sottende, fra “scrittura espositiva”, che delinea un paesaggio culturale in cui la rilevanza è data al rapporto fra percezione del paesaggio agricolo e patrimonio dei saperi pratici di gestione della “terra”, fra testimonianze del quotidiano e visione di vita. Il Museo di Ettore è stato il tentativo di comporre una sorta di sintesi dei paesaggi umani in cui l’ordito territoriale è posto in evidenza attraverso lo stretto rapporto fra territorio (la terra) e la condizione popolare (la vita) e la trama resa evidente dagli strumenti e cose del quotidiano (oggetti) attraverso il loro stretto rapporto con i saperi e le maestrie popolari.
La raccolta di Ozzano Taro è espressione di un collezionismo dell’aggiungere, del togliere e del reinventare. Provare e riprovare, ospitare nuovi oggetti magari trovati per caso presso qualche rigattiere, antiquario o raccoglitore, o cercati con pazienza e tenacia. Ogni nuovo arrivo di cose è stato motivo, per Guatelli, di completamento o di reinvenzione di parte della collezione. Il suo è un museo sempre in movimento, come a voler riassumere nel moto e nell’attività continua il senso di quell’incompleto e non riducibile, come è il tempo nel suo produrre storie e oggetti, nuovi, reinventati, ripensati, riutilizzati.
Nel museo Guatelli ci sono oggetti impegnati in un brusio continuo, altri che improvvisamente gridano la loro presenza, per poi rientrare nel vociare sommesso della collezione. L’opera museale di Ettore Guatelli è quella di una casa/museo orientata al territorio, nutrita di questo e in continuità relazionale con tutte quelle biografie e pratiche di vita che hanno fatto del mondo rurale il luogo di espressione di una storia del paesaggio quale storia dello stretto rapporto fra lavoro, famiglia, terra e saperi.
La cura di questo catalogo è stata possibile anche grazie alla collaborazione, disponibilità e vicinanza di Enzo e Paolo Ragazzini, di Mario Scalini, direttore del Polo museale dell’Emilia Romagna, per il sostegno e la vicinanza, di Catia Magni per i consigli, suggerimenti ed indicazioni legate anche alla condivisione della cura del catalogo precedente in edizioni Skyra, di Mauro Davoli per le affascinanti immagini del dopo incendio che nel 1996 colpì parte del museo e di Mauro Villa e dell’Editore Maggioli per aver creduto nella realizzazione di un nuovo catalogo del Museo Guatelli e quindi reso possibile la pubblicazione. Mario Turci (Direttore del Museo Ettore Guatelli)

ETTORE GUATELLI 
Ettore Guatelli (1921 – 2000) nato a Collecchio il 18 aprile 1921, ha avuto una formazione scolastica discontinua a causa di problemi di salute che gli hanno impedito sia di dedicarsi ai lavori agricoli – attività che sarebbe stata naturale per un figlio di contadini – sia di frequentare in modo costante la scuola. Maestro elementare, collezionista di cose e di storie, etnografo, museografo visionario che ha connesso racconti e oggetti, che interloquisce con poeti e professori, fotografi e grafici, artigiani, contadini e rottamai. Ettore, figlio di mezzadri a Ozzano Taro, in provincia di Parma, dove è situato il complesso rurale che custodisce la raccolta, conobbe Attilio Bertolucci, che divenne la principale figura di riferimento nella sua formazione. Guatelli scriveva a macchina i testi che Bertolucci gli dettava e in cambio il poeta lo preparava all’esame di licenza magistrale. La sua malattia e i continui rinvii non gli impedirono, di essere arruolato nel 1942 come soldato di leva dell’esercito, da cui disertò dopo l’otto settembre del 1943 per partecipare al movimento antifascista. Durante quegli anni conobbe all’ospedale Attilio Bertolucci, che divenne la principale figura di riferimento nella sua formazione. Guatelli. In otto mesi, nel 1945, studiando da autodidatta, conseguì il diploma magistrale. Finita la guerra, trascorse qualche anno sul lago Maggiore, ospite di una cugina e in questo periodo iniziò a commerciare residuati bellici per mantenersi. Nel 1948, ammalatosi di nuovo gravemente, fu ospite dei sanatori di Jesolo e di Cortina D’Ampezzo, dove conobbe molte persone, dai cui dialoghi emersero storie di vita e di lavoro che spesso hanno ispirato i racconti di Ettore sugli oggetti. Negli anni Cinquanta partecipò alla vita politica locale: fu eletto consigliere comunale a Collecchio e nel 1954 segretario dei deputati. Sempre in quegli anni a casa Guatelli, iniziò a riunirsi un gruppo di letterati ed intellettuali di Parma (Artoni, Bertolucci, Bianchi, Colombi-Guidotti, Cusatelli, Petrolini, Tassi, Viola). Nel periodo in cui fu direttore delle colonie di Bedonia e Tarsogno (1951-1971), Guatelli cominciò a frequentare i magazzini dei raccoglitori dell’Appennino, inizialmente solo per curiosare, poi per commerciare e in seguito per salvare dalla distruzione i mobili, le cose e gli attrezzi provenienti dalle case contadine e dai laboratori degli artigiani, che in quegli anni venivano rimodernati, ne raccolse più di 60.000. Nel 1968, dopo anni di supplenze, vinse il concorso per insegnante, passò di ruolo e fu maestro nelle scuole elementari fino al 1977, anno in cui andò in pensione. A metà degli anni Settanta la raccolta Guatelli iniziò ad attirare l’attenzione degli abitanti della zona, degli enti pubblici e degli studiosi. Contemporaneamente, dopo i primi articoli apparsi su giornali locali, Guatelli acquisì maggiore consapevolezza nei confronti del suo lavoro di raccoglitore e ricercatore locale. Di fatto, si trovò involontariamente coinvolto nel movimento di riscoperta della cultura materiale che caratterizzò gli anni Settanta e Ottanta. Fino all’anno della sua morte (settembre del 2000) Ettore dedicò anima e corpo alla sua opera, raccogliendo, accumulando, accogliendo ospiti e visitatori, allestendo e riallestendo stanze e pareti. Saranno anche gli anni dei riconoscimenti e dell’avvio della sua presenza in libri, riviste, aule accademiche, tesi di laurea. Negli anni Novanta sarà sempre più forte la presenza del Museo di Ozzano Taro sulla scena museografica ed etnografica nazionale. Nel 2003, a 3 anni dalla sua scomparsa, nascerà una Fondazione che porterà il suo nome e che oggi gestisce il museo e promuove la valorizzazione della sua eredità culturale.

Sommario
I sentieri della vertigine                        13
Mario Turci

Il museo che non è un museo              33
Pietro Clemente

Riflessioni di un fotografo                   59
sul Museo Guatelli
Enzo Ragazzini

Il Museo è qui                                     65
Catia Magni

I contadini eravamo noi                       69
Giorgio Cusatelli

Il Museo di Ettore Guatelli                   73
Giorgio Soavi

Design spontaneo                              77
Catia Magni
Ettore Guatelli

1996, un incendio                                89
Catia Magni

Racconteranno di Guatelli una volta,    95
li sentiremo per caso, in futuro, Fabrizio Merisi e io, quattro ragazzi a Collecchio fuori dal bar….
Antonio Mirizzi
Pietro Clemente

Ettore su Radiouno,                          109
Domenica 4 maggio 1997 alle ore 12,17

Il Museo di Ettore Guatelli
Amo le persone comuni e le loro storie 119
Il cortile                                            121
Ingresso e scale                                135
La stanza dei giochi                          145
Il salone                                            171
Il caprone                                         189
La stanza delle cose da cucina          193
La stanza delle scarpe e delle scimmie 207

La Casa di Ettore Guatelli
La camera che non c’è più                 227
La camera dei vetri o della zia            233
La camera delle scatole                     251
Il ballatoio delle ceramiche                 261
La camera degli orologi                     265

Umanizzare gli oggetti, per una lettura 269 
delle schede di Ettore Guatelli
Jessica Anelli

Ai contadini, come ai ragazzi,            272
fa caso ogni cosa
Alcuni scritti di Ettore Guatelli

Hanno detto del Museo Ettore Guatelli 299

Bibliografia                                       303
Jessica Anelli


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