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La scienza astronomica nella diaspora religiosa del rinascimento

La scienza astronomica nella diaspora religiosa del rinascimento

Autori Carlo Monti
Editore Maggioli Editore
Formato Cartaceo
Dimensione 16x22
Pagine 400
Pubblicazione Gennaio 2015 (I Edizione)
ISBN / EAN 8891604569 / 9788891604569
Collana Politecnica
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Prezzo Online:

29,00 €

24,65 €

Profilo autore

Carlo Monti è laureato in Ingegneria civile e Architettura presso il Politecnico di Milano e dal 1969 Assistente di ruolo all’allora Istituto di Geodesia, Topografia e Geofisica. I primi due anni l’anno visto dedicato allo studio dell’epistemologia e della filosofia della scienza e sul campo operativo alle misure astronomiche di deviazione della verticale in alta Italia nel quadro di un programma internazionale che implicava tali misure da Tromsø nel nord della Norvegia fino a Città del Capo.

Tra le varie attività istituzionali nel campo della Topografia, Fotogrammetria e Cartografia, si è sempre occupato di problemi di astronomia pratica in ispecie per la determinazione del nord geografico e magnetico in aeroporti (piste di volo) e (piazzuole per elicotteri), in Italia e all’estero.

Si è occupato di cartografia storica, soprattutto della vedutistica rinascimentale e della moderna cartografia. E’ stato collaudatore di numerose cartografie tecniche a grande scala (1:2000, 1:1000, 1:500) di molte città, fra le quali ultimamente Milano. Attualmente i suoi interessi si sono diretti verso la storia e la filosofia analitica della scienza, ma anche alle applicazioni di nuove tecnologie di interpretazione dell’arte attraverso la tecnologia frattale e la teoria delle catastrofi.

E’ diventato Professore Ordinario nel 1986 e chiamato al Politecnico di Milano dove ha sempre insegnato. E’ stato Presidente della Società Italiana di Topografia e Fotogrammetria (1991-94). Per due mandati Direttore di Dipartimento (1996-2002). Membro di Commissioni Europee (OEEPE) e internazionali (CIPE). E’ nel Consiglio di Direzione dell’ICOMOS ITALIA (UNESCO). Membro onorario della Società Ellenica di Cartografia. Editors di e-Perimetron Quarterly web jounal on Sciences and Thecnologies Affine to History of Cartography and Maps. E’ autore di più di 260 pubblicazioni fra cui numerosi libri.

 Testo quarta

 Al centro di tutti i corpi celesti sta immobile il Sole,  lampada che può illuminare la nostra Terra. Qualcuno l’ha chiamato la luce del mondo; altri, la sua mente, e altri ancora, il suo sovrano. Trismegisto, a cui è attribuita la fondazione di quella corrente filosofica nota come ermetismo, lo chiama il Dio visibile; l’Elettra di Sofocle, colui che tutto vede. Come un re il Sole governa la famiglia delle stelle e dei pianeti che lo circondano.  Questa è la giustificazione dell’eliocentrismo data da Copernico, intrisa di un misticismo che si richiama all’“autorità” di Ermete Trismegisto leggendario fondatore del Corpus Hermeticum. Copernico non fornisce dimostrazioni dell’eliocentrismo basate su osservazioni empiriche. Si adopera invece a demolire le antiche obiezioni contro il moto della Terra osservando che non ha senso dire che, se la Terra ruotasse, andrebbe in pezzi, perché in tal caso dovrebbe andare in pezzi l’intera sfera celeste, che ruota di moto uniforme. Copernico ha messo il Sole al posto della Terra in un cosmo ancora tolemaico. A ben vedere, la motivazione dell’eliocentrismo è metafisica. Perchè la Terra dovrebbe comportarsi diversamente dagli altri corpi celesti, producendo una disarmonia nel cosmo? Il privilegio della centralità è trasferito al Sole, sintesi della luce della gloria divina. La Terra era il “fondo” del cosmo, unico luogo dei processi di generazione e corruzione, a differenza del resto del cosmo, fatto di sostanza perfetta e incorruttibile.

Proclamava Tycho: “Credo fermamente che la Terra immobile debba essere posta al centro del Mondo. La credenza totalmente geocentrica degli Antichi era ormai insostenibile. Sempre Tycho: “Gli altri pianeti girano attorno al Sole come attorno al loro Sovrano e Re, e il Sole si trova sempre al centro delle loro sfere ed è accompagnato da loro nel suo moto annuale. Quindi il Sole sarà la legge e la fine di tutte queste rivoluzioni, come Apollo protettore delle Muse, figlie di Zeus”. Questa bizzarra miscela di geocentrismo e di eliocentrismo è proposta dal più grande osservatore di fatti astronomici della modernità, la cui immane raccolta di dati fu la base per le successive ricerche di Keplero.

Keplero, nella sua prima opera, il Mysterium Cosmographicum (1595) costruì un’immagine del cosmo a dir poco stupefacente. La geometria greca aveva scoperto un fatto strano. Nel piano esistono poligoni regolari – poligoni che hanno tutti i lati e gli angoli uguali – con un numero qualsiasi di lati. Ma nello spazio, le figure equivalenti, i poliedri regolari (le cui facce sono tutti poligoni regolari e i cui angoli solidi sono uguali) sono soltanto cinque: sono i cinque solidi “platonici”. Keplero fu colpito da questa coincidenza mistica: 6 erano i pianeti allora noti, 5 erano le loro distanze dal Sole, come il numero dei poliedri regolari. Ecco la chiave mistico-matematica dell’universo! In tal modo era possibile determinare le loro distanze, non appena noto il raggio dell’universo. Nel romanzo di Luminet, L’occhio di Galileo, questi definisce il Mysterium di Keplero un “confuso andirivieni tra geometria e fisica” e aggiunge: “Cosa importa a me se un cerchio è più perfetto di un quadrato?”. Di certo, Galileo era più vicino di Keplero all’idea moderna di razionalismo e la sua più grande “colpa” – origine di tutte le sue disgrazie – fu di rigettare il “lodo” di Tommaso d’Aquino nel suo commento al De Caelo di Aristotele. Per lui, l’osservazione col cannocchiale e, soprattutto, le deduzioni matematiche erano verità e non modelli e questo fu il vero scandalo. Le nuove teorie convivono in modo difficile e talora contraddittorio con alcuni capisaldi del pensiero aristotelico e scolastico. I protagonisti di questa epoca straordinaria sono uomini che vivono all’incrocio dei venti: tra il razionalismo antico, la cui coerenza sistematica si è imposta per secoli; le intuizioni fantastiche, audaci e mistico-magiche del pensiero rinascimentale; la credenza che occorre risalire indietro, fino alla prisca sapientia che fiorì tra Atene e Gerusalemme e il nuovo razionalismo basato sull’idea che l’alfabeto del mondo è la matematica e che l’uomo possiede nuovi mezzi, come il cannocchiale, per moltiplicare a dismisura la sua capacità di osservare il mondo. Newton, coi suoi Principia descriverà la legge di gravitazione universale e, attraverso le sue leggi del moto, i fondamenti per la meccanica classica, condividendo  con Leibniz  la paternità dello sviluppo del calcolo differenziale o infinitesimale, detto sublime. E’ in questo crocevia entusiasmante e fervido di intuizioni avventate e di passioni umane che nasce la scienza moderna, come ci dice Giorgio Israel nel suo saggio La mistica dei numeri.

 


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