Storia della fotografia di paesaggio urbano in Italia 1839-1914

Realtà e immaginario
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Disponibile

Autori Giovanni Fanelli, Barbara Mazza

Pagine 322
Data pubblicazione Novembre 2022
Data ristampa
ISBN 8891655936
ean 9788891655936
Tipo Cartaceo
Sottotitolo Realtà e immaginario
Collana Politecnica
Editore Maggioli Editore
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Autori Giovanni Fanelli, Barbara Mazza

Pagine 322
Data pubblicazione Novembre 2022
Data ristampa
ISBN 8891655936
ean 9788891655936
Tipo Cartaceo
Sottotitolo Realtà e immaginario
Collana Politecnica
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Il rapporto fra fotografia, architettura e veduta urbana è antico quanto l’invenzione stessa della fotografia.

La prima immagine ‘fotografica’ della storia, databile al 1826 o 1827, rappresenta la veduta da una finestra della casa familiare di Niépce, i primi daguerrotipi di Daguerre e i primi calotipi di Talbot sono vedute urbane.

Nel corso del periodo considerato tale rapporto è andato sviluppandosi e articolandosi grazie alle capacità di interpretazione dei fotografi - pionieri elitari, professionisti, amatori - e anche interagendo con i mutamenti del gusto e dell’immaginario collettivo.

Perseguendo una stretta interazione fra testi e immagini, fra ricostruzione storica e lettura critica delle opere, gli autori indagano la storia di questi rapporti.

Dunque un libro di riferimento ma anche una guida a saper vedere la fotografia. 

Le immagini di Niépce, di Daguerre, di Talbot, hanno un enorme valore iconico non soltanto e non tanto perché sono le ‘prime fotografie’, ma perché riassumono meglio dell’oceano di fotografie che seguirono la specificità rivoluzionaria dell’immagine fotografica.

Sono infatti dimostrazione della fedeltà senza precedenti dell’immagine al reale e al tempo stesso della impossibilità di una totale fedeltà perché una parte della realtà è alterata.

Le ambiguità - il moltiplicarsi delle ombre portate nell’immagine di Niépce - e le assenze - la folla dei boulevard in quelle di Daguerre e di Talbot - sottraggono all’immagine gradi di fedeltà al reale e al tempo stesso le conferiscono un’aura.

Nel momento stesso in cui si riproduce fedelmente la realtà, il fatto che essa sia parziale e che ne sia un istante immobilizzato ne costituisce un tradimento o per meglio dire una trasfigurazione.

Lo compresero - chi consapevolmente chi inconsapevolmente - i primi fotografi, che erano perlopiù pittori-fotografi.

E giustamente la fotografia deve essere considerata un’arte perché l’essenza dell’arte è trasfigurazione, sublimazione, assolutizzazione della realtà. 

Ciò che del resto fa della fotografia uno straordinario alimento dell’immaginario collettivo è il fatto che essa non soltanto riproduca la realtà delle forme, ma che essa produca una forma di realtà altra.

Giovanni Fanelli
E' nato a Firenze. È stato professore ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Firenze. È autore di numerose opere di storia urbana, di storia dell’architettura, di storia della grafica e di storia della fotografia. In quest’ultimo ambito disciplinare si segnalano: Lucca, spazio e tempo dall’Ottocento a oggi, Lucca 1973 (con G. Bedini); Anton Hautmann. Firenze in stereoscopia, Firenze 1999; L’anima dei luoghi. La Toscana nella fotografia stereoscopica, Firenze 2001; L’immagine di Pisa nell’opera di Enrico Van Lint pioniere della fotografia, Firenze 2004; Toscana scomparsa. Attraverso la fotografia dell’Ottocento e del Novecento, Firenze 2005; L’Italia virata all’oro. Attraverso le fotografie di Giorgio Sommer, Firenze 2007; Storia della fotografia di architettura, Roma-Bari 2009 (ed. riveduta e ampliata in lingua francese, Lausanne 2017); Robert Rive, Firenze 2010 (con la coll. di B. Mazza); La France près du coeur. Photographies en carte-de-visite 1854-1900, La Crèche 2010; Alphonse Bernoud, Firenze 2012 (con B. Mazza); Paris animé, Paris instantané. Photographies stéréoscopiques 1850-1900, Lille-Rennes 2014 (con B. Mazza); Roma, Portrait of a City, Köln 2018; Il ‘Bel Paese’ alla lente d’ingrandimento. Fotografie dell’Otttocento, Firenze 2019 (con B. Mazza). È stato direttore scientifico della Fondazione Ragghianti. È condirettore delle serie «Gli architetti » e «Guide all’architettura moderna» degli Editori Laterza. È curatore del sito internet www.historyphotography.org.
Barbara Mazza
E' nata a Bolzano. È laureata in Architettura e dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica. Fra le sue pubblicazioni si segnalano: Una presenza ignorata: Enrico Van Lint fotografo a Lucca, «Quasar», n. 17, gennaio-giugno 1997; Lucca, storia della fotografia e storia della città, «Quasar», n. 19, 1998; Luigi Carrara fotografo ‘fin-de-siècle’ a Lucca, «AFT», n. 29, 1999; La casa colonica in Toscana. Le fotografie di Pier Niccolò Berardi alla Triennale del 1936, Firenze 1999 (con G. Fanelli); Le Corbusier e la fotografia. La vérité blanche, Firenze 2002; Lucca, iconografia fotografica della città, Lucca 2003 (con G. Fanelli); Ferrier père et fils, Ch. Soulier, le campagne fotografiche in Italia, «Storia dell’Urbanistica/ Toscana», n. XII, 2007; Italie: dans le miroir de la photographie au XIXe siècle: Le Grand Tour, Paris 2013 (con G. Fanelli); Daguerréotype et calotype. La restauration de Notre Dame de Paris, Firenze 2019. Ha curato, in collaborazione con altri, alcune mostre e i relativi cataloghi. È chargé de cours a Cergy Paris Université.

Il rapporto fra fotografia, architettura e veduta urbana è antico quanto l’invenzione stessa della fotografia.

La prima immagine ‘fotografica’ della storia, databile al 1826 o 1827, rappresenta la veduta da una finestra della casa familiare di Niépce, i primi daguerrotipi di Daguerre e i primi calotipi di Talbot sono vedute urbane.

Nel corso del periodo considerato tale rapporto è andato sviluppandosi e articolandosi grazie alle capacità di interpretazione dei fotografi - pionieri elitari, professionisti, amatori - e anche interagendo con i mutamenti del gusto e dell’immaginario collettivo.

Perseguendo una stretta interazione fra testi e immagini, fra ricostruzione storica e lettura critica delle opere, gli autori indagano la storia di questi rapporti.

Dunque un libro di riferimento ma anche una guida a saper vedere la fotografia. 

Le immagini di Niépce, di Daguerre, di Talbot, hanno un enorme valore iconico non soltanto e non tanto perché sono le ‘prime fotografie’, ma perché riassumono meglio dell’oceano di fotografie che seguirono la specificità rivoluzionaria dell’immagine fotografica.

Sono infatti dimostrazione della fedeltà senza precedenti dell’immagine al reale e al tempo stesso della impossibilità di una totale fedeltà perché una parte della realtà è alterata.

Le ambiguità - il moltiplicarsi delle ombre portate nell’immagine di Niépce - e le assenze - la folla dei boulevard in quelle di Daguerre e di Talbot - sottraggono all’immagine gradi di fedeltà al reale e al tempo stesso le conferiscono un’aura.

Nel momento stesso in cui si riproduce fedelmente la realtà, il fatto che essa sia parziale e che ne sia un istante immobilizzato ne costituisce un tradimento o per meglio dire una trasfigurazione.

Lo compresero - chi consapevolmente chi inconsapevolmente - i primi fotografi, che erano perlopiù pittori-fotografi.

E giustamente la fotografia deve essere considerata un’arte perché l’essenza dell’arte è trasfigurazione, sublimazione, assolutizzazione della realtà. 

Ciò che del resto fa della fotografia uno straordinario alimento dell’immaginario collettivo è il fatto che essa non soltanto riproduca la realtà delle forme, ma che essa produca una forma di realtà altra.

Giovanni Fanelli
E' nato a Firenze. È stato professore ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Firenze. È autore di numerose opere di storia urbana, di storia dell’architettura, di storia della grafica e di storia della fotografia. In quest’ultimo ambito disciplinare si segnalano: Lucca, spazio e tempo dall’Ottocento a oggi, Lucca 1973 (con G. Bedini); Anton Hautmann. Firenze in stereoscopia, Firenze 1999; L’anima dei luoghi. La Toscana nella fotografia stereoscopica, Firenze 2001; L’immagine di Pisa nell’opera di Enrico Van Lint pioniere della fotografia, Firenze 2004; Toscana scomparsa. Attraverso la fotografia dell’Ottocento e del Novecento, Firenze 2005; L’Italia virata all’oro. Attraverso le fotografie di Giorgio Sommer, Firenze 2007; Storia della fotografia di architettura, Roma-Bari 2009 (ed. riveduta e ampliata in lingua francese, Lausanne 2017); Robert Rive, Firenze 2010 (con la coll. di B. Mazza); La France près du coeur. Photographies en carte-de-visite 1854-1900, La Crèche 2010; Alphonse Bernoud, Firenze 2012 (con B. Mazza); Paris animé, Paris instantané. Photographies stéréoscopiques 1850-1900, Lille-Rennes 2014 (con B. Mazza); Roma, Portrait of a City, Köln 2018; Il ‘Bel Paese’ alla lente d’ingrandimento. Fotografie dell’Otttocento, Firenze 2019 (con B. Mazza). È stato direttore scientifico della Fondazione Ragghianti. È condirettore delle serie «Gli architetti » e «Guide all’architettura moderna» degli Editori Laterza. È curatore del sito internet www.historyphotography.org.
Barbara Mazza
E' nata a Bolzano. È laureata in Architettura e dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica. Fra le sue pubblicazioni si segnalano: Una presenza ignorata: Enrico Van Lint fotografo a Lucca, «Quasar», n. 17, gennaio-giugno 1997; Lucca, storia della fotografia e storia della città, «Quasar», n. 19, 1998; Luigi Carrara fotografo ‘fin-de-siècle’ a Lucca, «AFT», n. 29, 1999; La casa colonica in Toscana. Le fotografie di Pier Niccolò Berardi alla Triennale del 1936, Firenze 1999 (con G. Fanelli); Le Corbusier e la fotografia. La vérité blanche, Firenze 2002; Lucca, iconografia fotografica della città, Lucca 2003 (con G. Fanelli); Ferrier père et fils, Ch. Soulier, le campagne fotografiche in Italia, «Storia dell’Urbanistica/ Toscana», n. XII, 2007; Italie: dans le miroir de la photographie au XIXe siècle: Le Grand Tour, Paris 2013 (con G. Fanelli); Daguerréotype et calotype. La restauration de Notre Dame de Paris, Firenze 2019. Ha curato, in collaborazione con altri, alcune mostre e i relativi cataloghi. È chargé de cours a Cergy Paris Université.

Premessa

Introduzione

IMMAGINARIO COLLETTIVO E VEDUTE FOTOGRAFICHE URBANE 1839-1914

Fotografia e Grand Tour

La concezione formale della fotografia oggetto-documento del ricordo e la sua percezione da parte dell’osservatore

Realtà, mito e immagine dell’Italia e degli italiani nella fotografia dell’Ottocento

Raccolte di vedute urbane d’après daguerréotype

Ellis grande pioniere del vedutismo di città italiane

Girault de Prangey

Ruskin

Raccolte di vedute italiane da calotipo: Sacchi, Piot

Calotipisti inglesi e francesi in viaggio in Italia

Calotipisti residenti in Italia

Gli stabilimenti fotografici commerciali

La rivoluzione stereoscopica

Fotografi amatoriali fin de siècle

La veduta urbana fotografica come illustrazione di libri e periodici

La veduta fotografica colorata o a colori

Pittorialismo fotografico e veduta urbana

La cartolina postale fotografica

I. ROMA

Vedute dagherrotipiche

Vedute calotipiche

L’età del collodio

I fotografi della ‘Nuova Roma’

I fotografi amatoriali di fine Ottocento

illustrazioni

II. NAPOLI

Vedute dagherrotipiche e calotipiche

L’età del collodio

Fotografi amatoriali di fine Ottocento

La cartolina postale fotografica

illustrazioni

III. FIRENZE

Vedute panoramiche

Piazza del Duomo

Piazza della Signoria

Via Tornabuoni: Palazzo Strozzi

Calotipisti

Leopoldo Alinari

Vedute stereoscopiche

Stabilimenti fotografici commerciali

Dopo l’avvento della Capitale

Fotografi amatoriali e pittorialisti di fine Ottocento

La cartolina postale fotografica

illustrazioni

IV. VENEZIA

Individualità di Venezia e fotografia

Venezia in dagherrotipo

Calotipisti: viaggiatori amatori e residenti

Gli stabilimenti fotografici commerciali

Fotografi fin de siècle

La cartolina postale fotografica

illustrazioni

indice dei nomi

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