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O.M. Ungers: progetti programmatici

O.M. Ungers: progetti programmatici

Autori Stefan Vieths
Editore Maggioli Editore
Formato Cartaceo
Dimensione 14,5 x 21,5
Pagine 140
Pubblicazione Maggio 2019 (I Edizione)
ISBN / EAN 8891630674 / 9788891630674
Collana Politecnica

UAA UNGERS ARCHIV FÜR ARCHITEKTURWISSENSCHAFT
ARCHIVI STORICI POLITECNICO DI MILANO

Stefan Vieths (Hamburg, 1963) insegna Composizione architettonica presso la Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano

Stefan Vieths (Hamburg, 1963) lehrt Composizione architettonica an der Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni des Politecnico di Milano.

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Confusione e noia: questi sono i termini con i quali Sigfried Giedion nel 1964 definisce nell’introduzione della riedizione di Space, Time and Architecture lo stato dell’architettura all’inizio degli anni’60. Questa affermazione drastica, pubblicata in uno dei testi principali sull’architettura del Novecento, riflette una grave situazione di stallo nello sviluppo del Movimento moderno: dopo i grandi successi della ricostruzione postbellica in Europa guidata dai CIAM – la istituzione principale organizzata intorno a protagonisti come Le Corbusier, Walter Gropius e lo stesso Sigfried Giedion – l’architettura moderna si trova in questi anni in una profonda crisi.
Questo momento di cynicism and pessimism definisce il contesto storico per una serie di progetti di concorso che Oswald Mathias Ungers propone intorno al 1965. Sono progetti dal carattere fortemente programmatico che indagano in modo preciso e consapevole la natura concettuale della forma architettonica; la forma come rappresentazione di un’idea. In modo paradigmatico vengono qui sviluppati concetti morfologici di base, temi come la trasformazione o l’assemblaggio. Sono progetti che, presentati in questo momento di transizione, propongono un nuovo modo di intendere l’architettura. Con la loro attenzione per il luogo e la storia e con la loro poesia razionale, basata su principi come la molteplicità e la metamorfosi, sottolineano – contro le logiche della standardizzazione schematica e del funzionalismo riduttivo di quegli anni – l’autonomia dell’architettura e il significato della forma, annunciando in questo modo questioni centrali nel discorso sull’architettura degli anni seguenti, questioni che appaiono in modo esemplare nei testi chiave di Robert Venturi e Aldo Rossi del 1966, Complexity and Contradiction in Architecture e L’architettura della città.

Verwirrung und Langeweile: dies sind die Begriffe, mit denen Sigfried Giedion 1964 in seiner Einführung zur Neuausgabe von Raum, Zeit, Architektur den Zustand der Architektur Anfang der sechziger Jahre beschreibt. In dieser drastischen Bewertung, veröffentlicht in einem der Schlüsseltexte zur Architektur des zwanzigsten Jahrhunderts, kommt der lähmende Stillstand zum Ausdruck, der damals die Entwicklung der Moderne erfasst hatte: nach ihren he- rausragenden Erfolgen im Wiederaufbau nach dem Zweiten Weltkrieg, bei dem ihre zentrale Institution, die CIAM –organisiert um Protagonisten wie Le Corbusier, Walter Gropius und eben Sigfried Giedion – eine führende Rolle gespielt hatte, befand sich die Architektur der Moderne in diesen Jahren in einer tiefen Krise.
Dieser Augenblick des Zynismus und des Pessimismus bildet den historischen Hintergrund für eine Reihe von Wettbewerbsprojekten, die Oswald Mathias Ungers um 1965 ausarbeitet. Es handelt sich um Projekte mit einem ausgesprochen programmatischen Charakter, die auf bewusste und präzise Art und Weise das konzeptuelle Wesen der architektonischen Form untersuchen, die Form als Veranschaulichung einer Idee. Auf paradigmatische Weise werden hier morphologische Grundkonzepte entwickelt, Themen wie Transformation oder Assemblage. Es sind Projekte, die in diesem geschichtlichen Moment des Übergangs für ein neues Architekturverständnis stehen. Mit ihrem Eingehen auf den Ort und die Geschichte und mit ihrer rationalen Poesie, basierend auf Prinzipien wie Mannigfaltigkeit und Metamorphose, unterstreichen sie – gegen die Logik der schematischen Standardisierung und des reduktiven Funktionalismus dieser Jahre – die Autonomie der Architektur und die Bedeutung der Form und kündigen damit zentrale Fragestellungen der Architekturdiskussion der folgenden Jahre an, Fragestellungen, wie sie beispielsweise in den Schlüsseltexten von Robert Venturi und Aldo Rossi aus dem Jahr 1966 diskutiert werden, in Complexity and Contradiction in Architecture und in L’architettura della città.


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